Le nuove insegne di Cavargna

Lo stemma di Cavargna è uno degli ultimi della Provincia di Como concessi con un decreto del Presidente della Repubblica. Il sindaco Ermanno Rumi alla fine del luglio 2022 dopo aver contattato Carletto Genovese – al fine di predisporre dei bozzetti degli emblemi civici, sulla base di un vecchio progetto depositato in Comune – deliberò il nuovo stemma, il gonfalone e la bandiera del piccolo Comune che dà il nome a tutta la Val Cavargna, con delibera di Consiglio Comunale del 28 luglio 2023.

cavargna gonfalone
Disegno Massimo Callossi: Il nuovo gonfalone del Comune di Cavargna nei bozzetti presentati all’Ufficio Araldico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri

Gli elementi principali sono:

  • IL PARTITO L’azzurro simbolo della virtù dei “Magnani” e il rosso è il colore del martirio di San Lucio
  • LE FIGURE
    • L’incudine e il martello rappresentano il lavoro dei Magnàn, degli stagnini. Il termine “magnano” veniva usato già nel Quattrocento in diverse aree, dalla Val Cavargna alla Valvarrone. In origine indicava un fabbro nomade che esercitava come ambulante, ma che eventualmente era disposto anche ad aprire bottega in città. In seguito passò invece a designare il girovago che si spostava tra diverse località per riparare utensili domestici.
      Il lavoro dello stagnino, in dialetto “magnàn”, è stato praticato per secoli dagli abitanti di Cavargna e ha consentito di trarre beneficio economico sia attraverso un’attività itinerante sul territorio che attraverso l’emigrazione vera e propria. Uno studio specifico effettuato sui matrimoni a Cavargna nel XIX secolo ha messo in luce, a proposito dell’attività lavorativa dello sposo, che il 16,47% dei lavoratori erano magnani e che la frazione da cui proveniva la maggior parte di essi era quella di Vegna. Il dato è significativo: dopo quella dell’agricoltore (63,21%), si trattava dell’attività maggiormente praticata in paese.
      Il periodo della lontananza da casa variava da 15-20 giorni fino al definitivo trasferimento in nuova sede, ma generalmente la durata della massima distanza da casa era di sei o sette mesi. Il rientro coincideva con le più importanti feste liturgiche e con la fienagione, essendo l’attività agricola l’unica possibile in patria. Lo spostamento avveniva di solito in territorio lombardo, specialmente verso i centri di pianura, ma anche il Veneto e il Piemonte erano terre visitate dai magnani.
      Questi lavoratori girovaghi erano conosciuti come i “magnàn de Purlèza” in quanto quello di Porlezza era il primo borgo noto che si incontrava scendendo dalla Valle e poteva servire come punto di riferimento per una presentazione. Il loro bagaglio era una cassetta (la “trida”) con gli attrezzi: incudinella, martello, polso, ciodera, mazzuola, tenaglia, forbici, mantice, forgia, acido, ovatta, stagno.
    • Le stelle rappresentano le cinque frazioni: Segalè, Mondrago, Finsue, Dosso e Collo
    • San Lucio dal nome del santo martire medioevale «Luguzone» o «Uguzo», è il santo che si venera a Cavargna. La vita di San Luguzone / Uguzo è stata narrata da vari documenti, ma un punto di riferimento essenziale è dato dalla ricostruzione fattane nel Martirologio Ambrosiano del 1695 e negli scritti dei Bollandisti. Entrambi si rifecero al “Catalogus Sanctorum Italiae” del 1613 di Filippo Ferrari (1551-1626), un’opera basata sulla tradizione orale, e trasmisero quella che è la versione più nota del racconto. In base ad essa, Lucio era un pastore e formaggiaro di Cavargna, il quale era stato alle dipendenze di un padrone che lo aveva allontanato per gli aiuti da lui dati ai poveri e che in seguito lo uccise per l’invidia provata verso il bene occorso a un secondo padrone, il quale aveva accolto Lucio dopo il suo licenziamento. Dal terreno su cui il generoso pastore era caduto morto, prese origine uno stagno (ora scomparso) la cui acqua guariva la vista e altre malattie. Il luogo del sepolcro del martire era noto soltanto ai tre abitanti più anziani di Cavargna e veniva tramandato in gran segreto.
      Il fatto che il santo fosse un casaro spiega perché fra i doni che i pellegrini portavano in occasione della festa vi fosse in particolare il formaggio, attributo iconografico fondamentale di San Lucio. Al di là del racconto, tuttavia, rimane ferma la testimonianza data nel 1606 dal cardinale Federico Borromeo, il quale, tracciato un breve ritratto del santo, aggiunse che «queste notizie giungono a noi dalla tradizione orale, perché non fu mai scritta una storia canonicamente approvata della sua vita».

Lo stemma è stato concesso con il decreto del 7 Giugno 2024

Le miniature ufficiali sono state predisposte dal Maestro Massimo Callossi della Bottega del Bonfresco di Firenze.

La blasonatura è stata a lunga discussa con il gruppo di Araldica Civica e la dottoressa Rita Raffaella Russo, particolarmente complessa per descrivere le figure presenti nello scudo: Partito: nel PRIMO, d’azzurro, a San Lucio di Cavargna stante di tre quarti, crinito, barbuto, con manto e vesti invernali da montanaro, tenente con la mano sinistra una forma di cacio, la destra appoggiata sulla spalla di un supplicante, affiancato e attraversato da un altro simile, il primo più anziano e più alto, entrambi criniti, barbuti, vestiti poveramente di sacco, rivolti e inginocchiati, il tutto al naturale; nel SECONDO, di rosso, all’incudine posta su un ceppo, con il martello poggiato in sbarra e la testa di ferro, il tutto al naturale; nel capo cinque stelle d’oro, ordinate 1 – 2 – 2, la centrale attraversante.

cavargna stemma
Disegno Massimo Callossi – Lo stemma del Comune di Cavargna: “Partito: nel PRIMO, d’azzurro, a San Lucio di Cavargna stante di tre quarti, crinito, barbuto, con manto e vesti invernali da montanaro, tenente con la mano sinistra una forma di cacio, la destra appoggiata sulla spalla di un supplicante, affiancato e attraversato da un altro simile, il primo più anziano e più alto, entrambi criniti, barbuti, vestiti poveramente di sacco, rivolti e inginocchiati, il tutto al naturale; nel SECONDO, di rosso, all’incudine posta su un ceppo, con il martello poggiato in sbarra e la testa di ferro, il tutto al naturale; nel capo cinque stelle d’oro, ordinate 1 – 2 – 2, la centrale attraversante”. (Blasonatura ufficiale)

Relazione araldica di presentazione del nuovo stemma.


Scheda Biografica
Carletto Genovese

genovese

Carletto Genovese classe 1968, nativo di Varese, è specializzato in Chirurgia d’Urgenza e di Pronto Soccorso, lavora per l’Azienda Regionale Emergenza Urgenza presso l’ASST Lariana, Ospedale Sant’Anna di Como.

È responsabile web del sito di Araldica Civica, il più importante in Italia per questa specifica branca della materia. Ha al suo attivo gli stemmari delle province di Como (con una riedizione nel 2015 per il giornale La Provincia di Como), di Pavia e di Bergamo.

Ha collaborato per altri progetti araldici, tra cui lo stemmario ufficiale della Regione Marche; è autore degli emblemi civici dei comuni di Tremezzina, di Centro Valle Intelvi, Dizzasco, Blessagno, Cassano Spinola, Cavargna.
.

Scheda di approfondimento
L’araldica civica italiana

Stemma vuoto di comune

L’araldica è la scienza che studia gli stemmi, questi però sono raggruppabili in tre macro categorie, ovvero gli stemmi di persona e famiglia, gli stemmi ecclesiastici, e gli stemmi di enti.

Quest’ultima categoria comprende in particolare gli enti territoriali, quali i comuni, le province, le regioni, e gli studi araldici ad essa dedicati, sono comunemente indicati come studi sull’araldica civica.

Oggi in Italia solo questa categoria dell’araldica (o meglio gran parte di essa) è disciplinata e tutelata dallo Stato, e la normativa di riferimento è il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2011, n.25 – Suppl. Ordinario n.26.

Tale Decreto all’articolo 2 precisa che: sono destinatari delle disposizioni di cui al presente decreto: le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni, le comunità montane, le comunità isolane, i consorzi, le unioni di comuni, gli enti con personalità giuridica, le banche, le fondazioni, le università, le società, le associazioni, le Forze armate ed i Corpi ad ordinamento civile e militare dello Stato.

L’articolo 5 invece precisa le caratteristiche tecniche degli emblemi civici:

1) Lo scudo obbligatoriamente adottato per la costruzione degli stemmi è quello sannitico moderno …

2) Le province, i comuni insigniti del titolo di città ed
i comuni dovranno collocare sopra lo stemma la corona a
ciascuno spettante, come di seguito descritta:
a) provincia: cerchio d’oro gemmato con le cordonature lisce ai margini, racchiudente due rami, uno di alloro e
uno di quercia, al naturale, uscenti dalla corona, decussati
e ricadenti all’infuori:

Corona di Provincia
b) comune insignito del titolo di città: corona turrita,
formata da un cerchio d’oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero:

Corona di città
c) comune: corona formata da un cerchio aperto da
quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro
sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte
(nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a
coda di rondine, il tutto d’argento e murato di nero:

Corona Comune

3) Gli enti di cui all’articolo 2, diversi da provincia, comune insignito del titolo di città e comune, possono fregiare il proprio stemma con corone speciali di cui è studiata di volta in volta la realizzazione a cura dell’ Ufficio onorificenze e araldica.

4) Il gonfalone consiste in un drappo rettangolare di cm. 90 per cm. 180, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma. Il drappo è sospeso mediante un bilico mobile ad un’asta ricoperta di velluto dello stesso colore, con bullette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia, sulla quale sarà riprodotto lo stemma, e sul gambo il nome dell’ente. Il gonfalone ornato e frangiato è caricato, nel centro, dello stemma dell’ente, sormontato dall’iscrizione centrata (convessa verso l’alto) dell’ente medesimo. La cravatta frangiata deve consistere in nastri tricolorati dai colori nazionali. Le parti metalliche del gonfalone devono essere: argentate per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. Analogamente i ricami, i cordoni, l’iscrizione e le
bullette a spirale devono essere d’argento per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città.

Gonfalone comunale

Il precedente articolo 4, fornisce inoltre delle indicazioni in merito ai motti: I motti devono essere scritti su liste bifide e svolazzanti dello stesso colore del campo dello scudo, con lettere maiuscole romane, collocate sotto la punta dello scudo.

Non sono invece formalmente menzionate le fronde che accompagnano lo scudo ai lati per poi unirsi al di sotto della sua punta, ma il rinvio alla normativa preesistente per quanto non normato dal decreto in questione, oltre alla loro costante presenza nei bozzetti esemplificativi e nelle faq presenti sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri legittimano la comune interpretazione che esse siano previste, e lo siano con le caratteristiche indicate nelle suddette faq: 7) Le fronde che ornano lo scudo che ruolo hanno? Arricchiscono lo scudo ed effigiano l’alloro e la quercia, con le foglie di verde e con le drupe e le bacche d’oro; tali fronde si pongono legate in basso con un nastro tricolorato con i colori nazionali.

Da annotare infine che il comma 1 dell’art. 4 del già richiamato DPCM del 28/01/2011 precisa che “Gli stemmi ed i gonfaloni storici delle province e dei comuni non possono essere modificati”.

I disegni accompagnatori della presente scheda sono desunti dal testo del DPCM del 28/01/2011.

Testo integrale del Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011
.

Articoli correlati: I video del convegno araldico di Cesano Maderno

cavargna bandiera
Disegno Massimo Callossi: La bandiera del Comune di Cavargna nei bozzetti presentati all’Ufficio Araldico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri
3 Aprile 2025
Ambrogio Como

Cerca negli articoli

Questo servizio è offerto dal Centro Studi Araldici.
Questo servizio è offerto dal Centro Studi Araldici.
Come funziona la ricerca?

Siti Collegati

  • Banner del sito di Stemmario Italiano.
  • Banner del sito del Centro Studi Araldici.
  • Banner del sito del Araldica On Line.
  • Banner del sito Creare Stemmi
  • Banner del sito Araldica TV