Lo stemma di Malagnino spiegato
A luglio dell’anno scorso già si è data notizia della concessione di un nuovo stemma al Comune di Malagnino (provincia di Cremona), oggi però, grazie alle parole di Carletto Genovese, che ne ha curato l’ideazione, cerchiamo di comprendere meglio le scelte operate.
“Il vecchio stemma di Malagnino – esordisce Genovese a cui abbiamo chiesto di spiegarci il percorso da lui seguito nell’ideazione della nuova arme civica – rappresentava su fondo di verde la via Postumia nella fascia d’argento, raffigurata in modo errato di colore azzurro, accompagnata in capo dalle spighe di grano d’oro impugnate e legate, e in punta da un grappolo d’uva“.

Tale stemma però non è mai stato formalmente concesso nè dal Re prima, nè dal Presidente della Repubblica poi. Per sanare la situazione già la passata amministrazione del sindaco Alessandro Scandolara aveva incaricato lo Studio Grafico Pamela Pini, ma i bozzetti da esso approntati non sono mai stati approvati dall’Ufficio Araldico della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Così Donato Losito, l’allora sindaco di Malagnino, nel giugno del 2022 ha affidato la pratica al dottor Carletto Genovese, responsabile del sito di Araldica Civica, e così il nuovo stemma è stato concesso l’8 settembre 2023 con Decreto del Presidente della Repubblica.

Il lavoro di Genovese si è potuto giovare della “collaborazione della dottoressa Liliana Ruggeri – riferisce lui stesso –, che ha predisposto un’accurata relazione storica sul paese di Malagnino, e così sono stati individuati i simboli che compongono il nuovo stemma. La banda ricorda la via Postumia, lungo la quale è posto l’abitato di Malagnino. Le 5 spighe di grano d’oro, presenti nel vecchio stemma, ricordano la vocazione agricola del paese. Sono legate da un nastro azzurro per ricordare le numerose rogge che corrono lungo il territorio. Le stelle alludono alle numerose comunità in cui era diviso il territorio e che sono poi via via confluite nell’attuale comune di Malagnino. Si presentano d’argento su sfondo rosso e rimandano ai colori dello stemma di Cremona, città capoluogo confinante che ha avuto nei secoli un rapporto costante col territorio di Malagnino. Su lista bifida svolazzante il motto è ripreso dall’opera del 1702 di Francesco Arisi, intellettuale cremonese attivo tra il XVII ed il XVIII secolo autore di numerose opere letterarie. A pagina 8 del tomo primo della Cremona Literata, riferendosi allo storico Caio Plinio, descrive il territorio di Cremona con queste parole: Malagnino, la cui storia è intimamente legata a quella del capoluogo, ben si addice allo spirito di questo motto, essendo il territorio appunto, tra il Po e l’Oglio”.

Il decreto di concessione – che ha riguardato anche gonfalone e bandiera – è quindi stato consegnato nelle mani del sindaco da parte dell’ex Prefetto di Cremona Corrado Conforto Galli il giorno 20 dicembre 2023 durante la tradizionale cerimonia di scambio degli auguri di Natale nel palazzo della prefettura.
Scheda di approfondimento L’araldica civica italiana ![]() L’araldica è la scienza che studia gli stemmi, questi però sono raggruppabili in tre macro categorie, ovvero gli stemmi di persona e famiglia, gli stemmi ecclesiastici, e gli stemmi di enti. Quest’ultima categoria comprende in particolare gli enti territoriali, quali i comuni, le province, le regioni, e gli studi araldici ad essa dedicati, sono comunemente indicati come studi sull’araldica civica. Oggi in Italia solo questa categoria dell’araldica (o meglio gran parte di essa) è disciplinata e tutelata dallo Stato, e la normativa di riferimento è il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2011, n.25 – Suppl. Ordinario n.26. Tale Decreto all’articolo 2 precisa che: sono destinatari delle disposizioni di cui al presente decreto: le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni, le comunità montane, le comunità isolane, i consorzi, le unioni di comuni, gli enti con personalità giuridica, le banche, le fondazioni, le università, le società, le associazioni, le Forze armate ed i Corpi ad ordinamento civile e militare dello Stato. L’articolo 5 invece precisa le caratteristiche tecniche degli emblemi civici: 1) Lo scudo obbligatoriamente adottato per la costruzione degli stemmi è quello sannitico moderno … 2) Le province, i comuni insigniti del titolo di città ed i comuni dovranno collocare sopra lo stemma la corona a ciascuno spettante, come di seguito descritta: a) provincia: cerchio d’oro gemmato con le cordonature lisce ai margini, racchiudente due rami, uno di alloro e uno di quercia, al naturale, uscenti dalla corona, decussati e ricadenti all’infuori: ![]() b) comune insignito del titolo di città: corona turrita, formata da un cerchio d’oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero: ![]() c) comune: corona formata da un cerchio aperto da quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte (nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a coda di rondine, il tutto d’argento e murato di nero: ![]() 3) Gli enti di cui all’articolo 2, diversi da provincia, comune insignito del titolo di città e comune, possono fregiare il proprio stemma con corone speciali di cui è studiata di volta in volta la realizzazione a cura dell’ Ufficio onorificenze e araldica. 4) Il gonfalone consiste in un drappo rettangolare di cm. 90 per cm. 180, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma. Il drappo è sospeso mediante un bilico mobile ad un’asta ricoperta di velluto dello stesso colore, con bullette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia, sulla quale sarà riprodotto lo stemma, e sul gambo il nome dell’ente. Il gonfalone ornato e frangiato è caricato, nel centro, dello stemma dell’ente, sormontato dall’iscrizione centrata (convessa verso l’alto) dell’ente medesimo. La cravatta frangiata deve consistere in nastri tricolorati dai colori nazionali. Le parti metalliche del gonfalone devono essere: argentate per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. Analogamente i ricami, i cordoni, l’iscrizione e le bullette a spirale devono essere d’argento per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. ![]() Il precedente articolo 4, fornisce inoltre delle indicazioni in merito ai motti: I motti devono essere scritti su liste bifide e svolazzanti dello stesso colore del campo dello scudo, con lettere maiuscole romane, collocate sotto la punta dello scudo. Non sono invece formalmente menzionate le fronde che accompagnano lo scudo ai lati per poi unirsi al di sotto della sua punta, ma il rinvio alla normativa preesistente per quanto non normato dal decreto in questione, oltre alla loro costante presenza nei bozzetti esemplificativi e nelle faq presenti sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri legittimano la comune interpretazione che esse siano previste, e lo siano con le caratteristiche indicate nelle suddette faq: 7) Le fronde che ornano lo scudo che ruolo hanno? Arricchiscono lo scudo ed effigiano l’alloro e la quercia, con le foglie di verde e con le drupe e le bacche d’oro; tali fronde si pongono legate in basso con un nastro tricolorato con i colori nazionali. Da annotare infine che il comma 1 dell’art. 4 del già richiamato DPCM del 28/01/2011 precisa che “Gli stemmi ed i gonfaloni storici delle province e dei comuni non possono essere modificati”. I disegni accompagnatori della presente scheda sono desunti dal testo del DPCM del 28/01/2011. Testo integrale del Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 . |
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